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Il mio nome è Leonora. In poche parole non posso e non saprei descrivermi. Io mi esprimo attraverso le immagini. Vi invito a sfogliare il blog per sapere qualcosa di più about me.

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Dia a Dia: Oggi sono tornata al mio primo giorno a San Paolo.

13 Ottobre 2009

E’ proprio vero che le giornate durano secoli.

Quante cose abbiamo fatto oggi? Peccato per il tempo!!! Troppo freddo.

Per iniziare, dopo una buona colazione a base di latte brasiliano e pane di mais, ci siamo preparati per andare a Sao Paulo. Peccato che ogni volta che stavamo per uscire ci accorgevamo che mancava una cosa e abbiamo fatto avanti e indietro per venti minuti. Per fortuna gli autobus qui sono frequenti. Prossima fermata: Turcuruvì.

La prima volta su un autobus brasiliano non si scorda mai. Gli Onibus (autobus in portoghese) corrono e sorpassano senza pietà se poi per strada qui è pieno di dossi di cemento alti 60 cm si vola anche.

Ne esistono di due tipi qui a San Paolo. Quelli blu grossi simili a quelli europei, e poi ci sono quelli più piccolini tipo furgoncino con la porta scorrevole. Il cobrador è il nostro controllore e direttamente ti vende i biglietti ma non ha solo questo ruolo. Il combrador negli onibus piccoli è l’addetto all’apertura dello sportello in corsa annunciando urlando le fermate anche per chi è alla fermata già a distanza di 100 metri. Un’esperienza indimenticabile appunto!

Lungo la strada lasciavo i miei occhi vagare per i vicoli grigi di Guarulhos. Salite ripidissime e curve strette ci hanno fatto vivere piccoli istanti di paura, e spesso ho pensato: “Ora l’autobus si rovescia”.

A fine corsa scoprimmo di essere tutti interi e abbiamo iniziato il giro in metro. Tra l’altro la preferisco a quella di Roma. Soprattutto per la gentilezza della gente.

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Dopo una breve visita alla Cattedrale, sempre sulla piazza della stessa, ci siamo incontrati con Josè, la nostra guida occasionale. Persona gentilissima e allegra. Grazie alla nostra tutor per avercelo presentato.

Sao Paolo mi è piaciuta, ma nonostante i colori e i contrasti tra la natureza e i grattacieli, cerco ancora questi famosi colori che tutti mi dicono del Brasile. Ho notato confusione, molta di più che stare a Ballarò. Come al mercato dell’oggettistica per l’artigianato in praça de la Republica, oppure lungo il ponte e in particolare in rua 25 de Março un vero tempio per il fai da te. Molti palazzi non sono ben intonacati. Altri invece sono ben definiti da colori sgargianti. Purtroppo c’è tanta povertà e palazzi fatiscenti.

Ho capito perché le donne brasiliane sono famose per il loro fondo schiena, tutto è dovuto per le salite ripide nelle loro città e camminando a piedi è un ottimo esercizio fisico per i glutei! Dopo un pranzetto con panini tipici abbiamo continuato a camminare per la città fino a Libertade dove ci siamo salutati con la nostra guida, con la promessa di incontrarci un’altra volta magari per andare a ballare con i suoi amici la samba.

Dopo una piccola visita al quartiere giapponese siamo rientrati a Guarulhos, intenzionati a finire di trovare le cose che più ci interessavano. Purtroppo non abbiamo trovato un adattatore per le nostre prese.

Quando siamo tornati in struttura, ci siamo un po’ rilassati. La lentezza dei brasiliani mi fa un po’ paura.

Abbiamo tentato di fare un bucato senza danni. Però Suor Ma. tra tante istruzioni ha dimenticato di avvisarci su un piccolo particolare.

Ora mi spiego. Il bucato lo fanno in due apparecchi. Uno per l’ammollo, e l’altro per il risciacquo e la centrifuga. Quello che ha omesso è che conservano l’acqua del risciacquo per pulire la scuola, in un contenitore che già era trasbordante. Così dopo cena, quando siamo andati a riprendere i panni per stenderli, ci siamo ritrovati in una nuova Venezia. Mentre Angelo salvava la lattuga che stava a terra, io venivo ad avvisarvi. Ero davvero preoccupata, invece Suor Ma. del Nicaragua si è fatta una risata. Un’altra lezione: Se il “danno” è fatto, perché essere arrabbiati??? Basta. Si fa una risata e si va avanti.

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Quindi ci siamo messi a togliere l’acqua e successivamente a stendere i panni nel terrazzo. Per ora mi concentro molto sulla sintonia con Angelo. Conoscerlo è un altro pezzetto di questa avventura. Decisamente Angelo è la persona più surreale che io abbia mai conosciuto. Stiamo iniziando ad osservarci come due fratelli che si guardano le spalle.

Mi ha confidato che spera di trovare un’altra sistemazione, io per ora non mi trovo male, però se lui già capisce che non è il caso di rimanere un anno dalle suore, vedremo di capire se c’è una soluzione utile.

Domani andremo per la prima volta in favela. Ho già i brividi. Un milione di dubbi e paure. Sarò all’altezza? Imparerò in fretta il portoghese? I bambini mi vorranno bene?

primo Dia a Dia: arrivo in Brasile.

Quello che segue è il primo capitolo dei miei due anni in Brasile. Attraverso il mio dia dia (diario giorno per giorno) racconterò le mie piccole avventure brasiliane durante il servizio civile.
Il servizio civile è uno dei progetti più belli che l’Italia ha. E’ l’opportunità di crescere come esseri umani e quindi come cittadini migliori.
Spero che dopo la mia lunga permanenza qualcosa mi sia rimasto e oggi ho proprio bisogno di ricordarmelo per non perdermi di vista.
Siccome la mia storia coinvolge delle persone reali ho sostituito i loro nomi con altri.
Il nome del mio compagno di avventure è stato sostituito con quello di mio nonno.
Quest’ultimo grandissimo uomo delle mie avventure palermitane che mi ha cresciuta tra ironia e maldestrità.

11 ottobre 2009

Caro Dia Dia,

siamo arrivati a Parigi da Roma, e i controlli e i francesi lenti, non ci hanno permesso di perdere il volo per San Paolo. Primo imprevisto. E lì, come ti raccontavo prima, mi sono sorpresa calma, rispetto al mio compagno di avventura. Ero davvero preoccupata per Angelo e per le sue reazioni. A me non piace la gente che alza la voce, mi rende nervosa. Lì per lì, proposi di fare un giro per Parigi, cosa che l’ha tranquillizzato. Infine, ragionando, tanta era la paura di perdere anche il volo successivo che siamo rimasti 12 ore all’aeroporto. Da lì è iniziata la sfida per il fumo. E’ nata per caso. Mi ritrovo quindi a tenere le sue sigarette. In realtà poco mi importa se una persona fuma o meno. Non è il fumo che non mi piace, ma il concetto in sé. La dipendenza da un oggetto fatto di erbe essiccate, catrame e carta. Non mi piace che la gente abbia delle dipendenze perché le rende non libere.

Quindi abbiamo passato 12 ore provando a dormire in quelle sedie rigide, prendendo in giro i francesi, e conoscendoci. Di certo il dialogo non ci manca. Abbiamo sempre voglia di raccontarci. Spero che ne avremo sempre.

Alla fine, abbiamo preso il volo. Non ci sembrava vero.

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12 ottobre 2009

L’alba del primo giorno in Brasile l’abbiamo vista in aereo da un pezzo di finestrino. La frase di Angelo è stata “Città a perdita d’occhio”, ecco questa è Guarulhos dall’alto. Sinceramente da Palermo quando avevo letto del progetto che si sviluppava a Guarulhos, città dell’aeroporto principale dell’America Latina un po’ ingenuamente mi aspettavo un posto tipo Punta Raisi… Ecco il primo scontro con il cambiamento dei propri punti di riferimento. Guarulhos è abitata da 4 milioni di abitanti. 

Dopo il cambio finalmente un volto amico. Infatti c’era la nostra responsabile del progetto, Marta. Da lì l’incontro con Suor Ri., che da subito mi fa troppa simpatia. Una donnona massiccia. Mentre ci portava in macchina osservavo i mille punti che potevano essere di riferimento, ma ci vorrà un po’ per orientarmi.

Ancora non ho visto tanti colori. Cioè forse è la città urbana di Guarulhos che non da spazi ai famosi colori brasiliani. Dopo una dolce accoglienza da parte delle suore è stato bello potersi fare la doccia nella mia nuova casa. Una scuola enorme con un giardino con le palme e alberi di frutti tropicali.

Dopo un pranzo abbondante, siamo crollati nel sonno più profondo. E per sera siamo qui, a scrivere nella stanza comune dove c’è una telenovela su Palermo e il Brasile.

Prima in cucina, una suora si è messa a parlare in brasiliano… e abbiamo capito più o meno il filo del discorso. Forse un giorno io e Angelo parleremo tra noi in brasiliano.

Sono affascinata dalle scatole colorate che le suore stanno preparando per il giorno dei professori. Mi piace che ci sia una festa per quasi ogni cosa. Infatti in questi giorni la scuola è chiusa per una festa nazionale. La festa da criança, cioè la festa che ricorda dell’importanza dei bambini e dei loro diritti all’interno della società. Qui in Brasile è come se si volesse apprezzare ogni cosa e persona che ci circonda. Soffermarsi ogni tanto, e pensare e ringraziare chi ci sta vicino è importante perché non ti fa perdere il senso delle cose. Voglio imparare anch’io un giorno come si fa… corriamo troppo su cose superficiali nel nostro “Primeiro Mundo”.

E la sensazione che ho, è un senso di umanità molto forte dovuta alla sensibilità di queste donne tutto fare. Come mi fa notare il mio compagno di avventure “Donne al servizio di Dio 24h su 24”.

Ora vado. Ci vediamo domani. Domani Sao Paulo.

Buona notte.

quando ero cieca

ImmagineCi sono cose che non posso dimenticare, perché dimenticarle significherebbe tradirmi e tradire.

Come dimenticare per esempio tutti i quei piedini nudi che attraversano pozzanghere e fogne in cerca di giochi e pesciolini, fuggendo da una realtà che non può essere reale.

No, quella vita ti dici non è vera, sia per me che l’ho vista con occhi da spettatrice, che con l’anima di un ragazzino che si chiede, perché sono nato in una favela a ridosso del fiume-fogna Dutra? In realtà me lo sono chiesto io, quando poco prima il mio unico problema era cambiare la carta da parati della mia cameretta, troppo piena di mobili, troppo pieni di vestiti e libri.

Eppure ho scoperto l’altro lato della medaglia e iniziare a pensare che Graças a Deus ci sono bambini che non sono nati per strada, almeno hanno una baracca con allaccio alla luce, Neia (la cuoca dell’asilo) che prepara la manioca fritta, e lì incontreranno sempre qualcuno che mi riempirà di coccole e carezze, mica come un Francisco qualsiasi davanti a Praça da Sè.

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La cecità è comoda, perché dovremmo affrontare fin troppe colpe e vergognarci ogni qual volta che abbiamo guardato con aria di sufficienza una persona in difficoltà. C’è chi preferisce farsi vittima dei propri problemi, c’è chi invece vuole sentirsi migliore. Tutti concetti relativi.

Che poi la mia più grande difficoltà si riassume in una frase che un mio amico pochi giorni fa mi disse “fare i comunisti con il culo degli altri”. Si, è proprio questo che mi da fastidio. Votare a sinistra, dire che sei comunista, quando di operaio in te non c’è nulla, anzi lo dici con orgoglio che mammina di porta la colazione a letto. Oppure votare a destra, quando la destra ti ha inculato pure lei con i suoi contrattini di lavoro, le casse integrazioni e le privatizzazioni.

Ecco perché non posso dimenticare tutti quei piedini che lavavo pieni di fango e strane ferite. Quei piedini appartenevano a piccoli angeli da un sorriso immenso. Cioè nonostante tutto loro ridevano e si davano da fare, per imparare a sognare e a voler bene il proprio vicino. Quei sorrisi trovarli a Milano mi è stato molto difficile, ma non impossibile. Mi fanno insomma ben sperare che un poco di raziocinio arriverà prima o poi. 

i lunghi giorni di agosto

I giorni in Agosto in Sicilia, si sa, sono caldi ed è un calore che mi riscalda per tutto l’anno.

In questi giorni di Agosto sono tornata a Palermo dove il tempo scorre lento, tanto lento che la spazzatura si accumula e ci si dimentica a ritirarla dai cassonetti e magari ormai fa parte del paesaggio. Tanto lento che non ci si accorge che fuori c’è un mondo nuovo sensibile all’ecologia e alle energie rinnovabili. “Inquinamento???? Ma che dici Leonora?”

Anche lo spazio è dilatato, e non ci si cura se si è invadenti sullo spazio altrui. Si trova parcheggio in posti adibiti ad un uscite per carrozzine, cicche di sigarette in spiaggia, il palermitano medio estende obrelloni-tende per mettere il tavolo con la teglia di pasta al forno (col forno) vantandosi al telefono “Sugnu ao Malik a Cefalù come un signiuri… gente fina—“, e soprattutto ci si sente autorizzati ad urlare ovunque e qualsiasi cosa.

Si tollerano i bambini che urlano parolacce in acqua disturbando chi come me è convinto di andare al mare per ascoltare le onde, e ci si ritrova dentro ad un mercato ambulante di sguaiataggine.

Chi ama davvero la Sicilia è chi viaggia, e ci torna ma poi si rattrista vedendola violentata giorno per giorno. E sembra che sia impossibile vedere un cambiamento diverso da chi la abita per davvero, perchè non ci si accorge come per esempio Palermo sia così degradata.

Tempo fa, una mia amica del Veneto si è trasferita a Palermo per amore, e mi raccontava che non sapeva come spiegare ai nuovi amici siciliani come non buttare la carta per terra, perchè si sa, lei è la polentona e quindi già in pregiudizio, che poi di cosa non si sa. Ah si, è vero, i polentoni si sentono tutti con il loro accento tiski toski!

Lei è una ragazza onesta e sincera e non capiva il contrasto continuo di come allo stesso tempo gli stessi amici si vantavano della Palermo bene, che usciva per posti raffinati la sera. Per me Palermo è una sola. E’ una donna dai facili costumi, stuprata da tutti perchè tanto lo fanno tutti.

E riflettevo quanto sia assurdo il tempo per me stessa. Di come le cose siano cambiate invece in fretta da quando non vivo più qui. Da quanto la mia famiglia sia cambiata tristemente. E anche da quanto sia cambiato il mio senso di famiglia.

Nella realtà sicula vivo i contrasti della gente che va in Chiesa ma poi che ostenta ricchezza perchè deve apparire… insomma sembriamo un po’ americani anni 90′, insomma demodè e non vintage. Mi si dice anche che questo succede in Sicilia ma un po’ ovunque qui giù dove il sole bacia tutti 8 mesi l’anno. E io voglio ancora sorprendermi di questo. Come anche del concetto del mio e tuo in una coppia o delle cose che non si dicono ma si danno per scontate, una volta il sud era fatto di gente che rispettava dove abitava, o no?

Ora, “strana” come una personcina mi ha definita, lo sono sempre stata.

Strana per l’accento e il modo di parlare, strana per i gesti, strana per la guida (un po’ sportiva, ma seguo il codice stradale alla perfezione), strana per come mi vesto, strana perchè non so pensare come tutte le altre, strana perchè mi piace viaggiare in qualsiasi modo e ultimamente in moto, strana perchè penso che la carne dia più sostanza della pasta, strana perchè mi piace lavorare ma anche fare le cose di casa.

Però noto che almeno a sto mondo non sono sola.

Non sono l’unica a indignarsi davanti ad un fazzolettino di carta buttato a terra o ad una macchina posteggiata come il re della strada, non sono l’unica che impara usi e costumi della gente che sta fuori senza pensare che palermitano è meglio a tutti costi, non sono l’unica che punta al dialogo ma quando vede che non vale la pena sprecare altro fiato se ne fa una ragione e va avanti invece di farne una scenata da cortile, non sono l’unica a voler sentire un amico lontano così una mattina qualunque e sapere come sta, non sono l’unica a voler centrare il rapporto di coppia sul dialogo e l’ascolto alleggerendo la nostalgia con una risata e un bacio, non sono l’unica che pensa che se si è da soli è un dramma.

E ora che il tempo infinito sta per scadere mi rendo conto che io mio tempo trascorso doveva essere passato così. Senza troppi sforzi, con qualche lacrima e risa, qualche serata passata con quei 4 amici di sempre che si sono meritati questo appellativo per aver sopportato negli anni i miei mutamenti. Tra i kraffen sfornati, e le panelle e croquette fritte cerco di chiudere una valigia piena di bottiglie per brindare al mio rientro con chi vuoi o non vuoi fa parte del tuo giorno per giorno giù al nord.Il Faro di Cefalù

è arrivata l’estate… ma va?

Bene, anche qui a Milano si respira l’aria di estate…. anzi dal caldo non si respira proprio.

Sono iniziati i saldi e ieri pomeriggio al Duomo li vedevo in giro, centinaia di turisti intenti ad approfittare dei super sconti. Per me i più evidenti sono i brasiliani. Si distinguono in modelli (davvero bei ragazzi) e coppie di turisti, lui si riconosce perchè indossa la maglietta del Brasile, casomai la moglie non dovesse vederlo tra la folla, cosa c’è di meglio di una bella maglietta gialla?

E poi, mentre andavo ad incontrare qualcuno a San Babila, sotto i portici sento una musica che mi trasporta dall’altro lato della Terra.

Perchè ci stiamo 3 anni a imitare la moda Brasiliana sia musicale che sulla moda?

I colori fluo che impazzano dentro i negozi sono un esempio. Come il fatto che nel 2010 avevo comprato uno smalto fucsia ma se lo mettevo lo scorso anno in estate le mie amiche mi guardavano per dire cose del tipo “Ma… non è troppo forte?”. Come anche gli infradito, sempre regalo di nozze invece dell’anello, che ho dell’ultima collezione mai arrivata in Italia delle Havaianas. Rigorosamente con colori accesi. Appena rientro a Palermo li vado a riprendere, e diventeranno le mie scarpe dell’estate.

Ma torniamo alla musica. Il Rebolation.

Quando è uscito sto pezzo ero lì a Guarulhos e lavoravo con i bambini. E loro, allegri e ben vivaci, impazzivano per queste sonorità. Ovviamente Rebolation ha un doppio significato e le suore non erano molto felici di vederci cantare questa musica. Oggi, anche se devo ammettere che è un po’ tasciulidda, mi fa sentire come se tutto ha un proseguimento. Come se i sorrisi e gli sguardi delle mie bambine mentre mi insegnano i passi mi accompagnano anche in quest’estate italiana.

Il video è proprio Brasile, e ci crede nessuno se dico che sicuramente hanno preso gente per strada, e le donne sono davvero così toniche e sorridenti? E il cantante? E’ un comune brasiliano che troveresti ovunque?

Proprio un bel tormentone estivo. E personalmente mi fa stare bene.

http://www.youtube.com/watch?v=ONuvTjFCuJ4

Ringraziamenti per Non Dimenticherò

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Dal 12 al 15 Aprile ho esposto 59 fotografie presso l’accogliente spazio

L’associazione ha come impegno di dar spazio agli artisti siciliani di esprimersi, ognuno con la propria arte. Le mie fotografie sono state accompagnate dal Goethe Chor diretto da Serena Pantè e successivamente la stessa direttrice insieme al chitarrista Nello Piazza mi hanno regalato un viaggio in Brasile attraverso i loro suoni.

Nei giorni che hanno preceduto la mia prima mostra, dire che me ne sono successe di tutti i colori, è dire poco. Oltre alcuni disagi familiari, ci si è messo pure il terremoto il giorno dell’inaugurazione. Questa mostra significava tantissimo.

Ad aiutarmi a tagliare il cartoncino e ad ascoltarmi in tutte le mie ansie e fobie c’era la mia amica Benny che non ringrazierò mai abbastanza. Certo se non fosse stato per Doriana e la sua apertura totale non avrei neanche pensato di esporre.

Tornando alla mostra. Tanti sono stati gli auguri ad una prosperosa carriera ma quello a cui penso non sono gli auguri ma le critiche, o meglio le osservazioni. Quando si scatta, e quando si espone una fotografia si vuole dare un messaggio, comunicare.

La mia felicità sta in questo. Riuscire ad esprimere esattamente un concetto. Non Dimenticherò rappresentava i contrasti continui della nostra società ma soprattutto del mio continuo viaggio.

Volutamente ho messo post-it come appunti coinvolgendo chi stesse guardando le mie foto. Come per dire: Non è una cosa da stilosi fare una mostra di fotografie, a me ne non interessa che si pensi che io sia strafiga, voglio solo raccontare il mio viaggio. 

La mia più grande gratificazione, insomma, è continuare ad emozionare e ad emozionarmi guardando e riguardando gli sguardi che mi hanno cambiata nel profondo, i paesaggi dove continuo a sentirne l’odore. Si, sento ancora l’odore dell’oceano di notte, il vento sui capelli mentre scalavo il Pao di Ignacio con la guida turistica che avrei ucciso, sento ancora le vocine dei bambini, e l’urlo di Neia che rimette tutti in fila per il pranzo. Per me una foto non è silenzio è l’istante che cattura tutti i sensi. Il ricordo dei sensi. Appunto Non Dimenticherò.

L’osservazione più bella è stata quella di Angela: “Questi bambini ti sorridono in modo che chi ha tutto, da noi, non sa farlo. Come se sono proprio loro ad avere tutto”. Grazie.

come una bambina.

La CorniceQuando ero una ragazzina mi piacevano le cose da ragazzine, ridevo in quel modo innocente e vivevo la mia vita con quei momenti che mi sembravano infiniti. Contavo gli anni, i mesi, i giorni per quando sarei diventata grande. 18 anni. Per me erano gli anni simbolo del cambiamento. Quando invece i cambiamenti scoprii che accadevano durante. E non alla mezzanotte come Cenerentola.

Quando ero ragazzina sognavo sfogliando le riviste stupide che si comprano a quell’età e mi attraevano le immagini. Tutte le immagini, e poi le dovevo riprodurre a matita alla fine dei quaderni di scuola. 

Cercavo dettagli, nitidezze, ombre. Oggi, da giovane donna e non più ragazzina mi rendo conto di quanto fossi stupida a non averlo capito subito che quella ricerca di forme era la fame che avevano i miei occhi. Sono nata fotografa e viaggiatrice insieme.

Viaggiavo con la testa, con i piedi, con il cuore. La mia laurea mi ha aiutata tantissimo a saper ascoltare la mia fantasia. Ancora oggi scopro nuove forme, nuovi paesaggi.

Mi piace allenare i miei sensi. Tutti. Soprattutto il sesto senso femminile che tanti sopravalutano. Per tanto tempo la musica ha fatto parte della mia vita. Oggi sono io che faccio parte della mia vita. Ed è questo il mio nuovo viaggio. La scoperta della mia psiche. Accettare la mia fantasia, e lasciarmi andare.

 

Ascoltando i brani di Morricone.

C’è la neve fuori. Siamo a febbraio, a Milano. Finalmente un po’ di pace. So che fa freddo e non cambierà durante il giorno, come quando stavo a San Paolo. Insomma, c’è dell’equilibrio, una coerenza meteorologica che mi aiuta a stare più tranquilla.

Sono state delle settimane pesanti per una serie di sfortunati eventi, ma sono felice di essere come sono, ottimista, sempre.

In questo primo mese, ne sono successe di cose.

Il primo giorno ho parlato al telefono con Fabio Volo (e questo non è stato affatto un evento sfortunato).

Poi ho aspettato il pacco con i miei vestiti e il piumone, ma nel mentre c’era lo sciopero dei forconi giù in Sicilia. Una rivoluzione così non la si vedeva dai tempi dei Vespri Siciliani… e quindi il bellissimo paccocelere3 delle poste italiane è arrivato dopo 3 settimane. Si perchè l’Italia che è una penisola, usa le autostrade e i camion per i lunghi tragitti.

Non ci si importa di investire sui porti, e mezzi di trasporto più ecologici e veloci, diminuendo il consumo di benzina, e di conseguenza il suo costo.

Consiglio per le fanciulle  a cui interessa scalare le vette sociali: accasarsi con il figlio di un dirigente delle autostrade italiane… meglio che trovare un dentista etero e single a Milano.

La ricerca infinita del lavoro. Forse dovrei anch’io masticare la gomma, alla consegna del CV, potrei trovare una sorta di intesa con alcune commesse di Corso Buenos Aires, oppure da Intimissimi scrivere, come ho sentito dire alla commessa alla cassa, a me piacciono i perizomI, sulla lettera di presentazione.

Ma sì, che ci fa che i miei genitori hanno pagato le tasse universitarie per la mia istruzione, ad uno stato che non mi garantisce un posto neanche come commessa di un negozio (con tutto il rispetto per le altre commesse).

Mi rimane l’ironia, sapere che alla fine non son queste le cose importanti.

Ho imparato anche a camminare sulla neve e a saper chiedere aiuto quando capisco che sono in difficoltà.

Si dice che Milano è una città che toglie tanto. Io aggiungerei: ma sta a te decidere cosa.