è arrivata l’estate… ma va?

Bene, anche qui a Milano si respira l’aria di estate…. anzi dal caldo non si respira proprio.

Sono iniziati i saldi e ieri pomeriggio al Duomo li vedevo in giro, centinaia di turisti intenti ad approfittare dei super sconti. Per me i più evidenti sono i brasiliani. Si distinguono in modelli (davvero bei ragazzi) e coppie di turisti, lui si riconosce perchè indossa la maglietta del Brasile, casomai la moglie non dovesse vederlo tra la folla, cosa c’è di meglio di una bella maglietta gialla?

E poi, mentre andavo ad incontrare qualcuno a San Babila, sotto i portici sento una musica che mi trasporta dall’altro lato della Terra.

Perchè ci stiamo 3 anni a imitare la moda Brasiliana sia musicale che sulla moda?

I colori fluo che impazzano dentro i negozi sono un esempio. Come il fatto che nel 2010 avevo comprato uno smalto fucsia ma se lo mettevo lo scorso anno in estate le mie amiche mi guardavano per dire cose del tipo “Ma… non è troppo forte?”. Come anche gli infradito, sempre regalo di nozze invece dell’anello, che ho dell’ultima collezione mai arrivata in Italia delle Havaianas. Rigorosamente con colori accesi. Appena rientro a Palermo li vado a riprendere, e diventeranno le mie scarpe dell’estate.

Ma torniamo alla musica. Il Rebolation.

Quando è uscito sto pezzo ero lì a Guarulhos e lavoravo con i bambini. E loro, allegri e ben vivaci, impazzivano per queste sonorità. Ovviamente Rebolation ha un doppio significato e le suore non erano molto felici di vederci cantare questa musica. Oggi, anche se devo ammettere che è un po’ tasciulidda, mi fa sentire come se tutto ha un proseguimento. Come se i sorrisi e gli sguardi delle mie bambine mentre mi insegnano i passi mi accompagnano anche in quest’estate italiana.

Il video è proprio Brasile, e ci crede nessuno se dico che sicuramente hanno preso gente per strada, e le donne sono davvero così toniche e sorridenti? E il cantante? E’ un comune brasiliano che troveresti ovunque?

Proprio un bel tormentone estivo. E personalmente mi fa stare bene.

http://www.youtube.com/watch?v=ONuvTjFCuJ4

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primo dicembre 2011

E così un anno è volato via. Mi sembra che da un lato non abbia fatto moltissimo… poi però mi fermo e penso che: nell’ultimo anno sono stata due volte in Brasile, anzi 3, calcolando anche il viaggio in Patagonia e in un Uruguay con volo da San Paolo per Buenos Aires durante il Carnevale.

A Dicembre scorso, non sono riuscita a fare i regali di Natale come volevo, perché uno stupido pacco da Roma a Palermo è arrivato ad Aprile… ma ad Aprile ero già tornata in Brasile.

Ho concluso i miei studi di fotografia, in una scuola importante a San Paolo, conosciuta tramite (oggi lo posso dire) un collega fotografo a Lençois di Bahia, dove ha aperto una galleria che è un viaggio nel viaggio…

Ho continuato a fare la volontaria, con ritmi più lenti, a Guarulhos. Cercando in tutti i modi di capire i nuovi volontari italiani. Concludendo che spesso l’egoismo è camuffato da altruismo… e non c’è molto da fare. E molti si sentono di scrivere la mia Africa mentre invece di aiutare fanno danni.

Ho mantenuto i rapporti con il mio ex collega di lavoro e di convivenza, che si è trasformato in un fratello lontano. Mi sono sposata, anche se per finta, con un mio amico gay. Un ultimo tentativo per avere la cittadinanza brasiliana. E ho giocato tantissimo con i miei amici brasiliani, che speravano di trovarmi marito. Magari etero. Perché dopo due anni di andare e tornare, si erano abituati a me, alla mia energia. Una volta mentre bevevo il mio cafezinho la mia amica Rita, cuoca della scuola dove lavoravo, mi guarda e mi chiede ma tu non c’eri già 3 anni fa? Aveva la sensazione di conoscermi da sempre.

Ho fotografato la pulizia della favela dalla spazzatura, e la festa giunina sotto le antenne, e centinaia di occhi che ancora oggi me li sogno la notte. Ho conosciuto tanta gente interessante. Ho fatto il giro in moto, macchina e furgoncino a Guarulhos e dintorni. Ho preso un aereo della seconda guerra mondiale per raggiungere El Calfate da Puerto Madryn. E stavo morendo di infarto, perché ho paura dell’aereo… io che amo viaggiare, ma molto di più arrivare viva.

Ho dormito in ospedale più di una volta, sperando che qualcuno si riprendesse, un piccolo angelo di nemmeno 2 kili che ha lottato contro la morte per i primi 10 mesi di vita, ma non è stato così forte. E tra morti sapute, e improvvise, avevo voglia di casa.

Perché la solitudine, anche se vivevo tra italiani, mi stava facendo diventare pazza.

Ho concluso con una terapia di gruppo, abbracciato i miei cari, la mia nuova famiglia.

Ho lasciato tutti i miei vestiti, e parte delle mie stampe a Guarulhos, perché l’air France ha ridotto il numero di bagagli da trasportare. Ma ho lasciato anche parte di me, e il mio marito gay che piangeva all’aeroporto, insieme ad una nostra bellissima amica bahiana. E ho preso quel volo. Anzi quei tre voli.

A metà percorso volevo correre via. Sparire. Parte di me voleva andare a Palermo, un’altra aspettava una telefonata che non c’è stata.

E così il 28 Giugno sono tornata a Palermo.

Nella prima settimana ho incontrato quei contatti che avevo dal Brasile. Il primo di un produttore, e l’altro di un fotografo.

Li ho incontrati entrambi, ma il primo anche se è una persona gentile e solare, non ha avuto molto tempo… stava per partire per il Madagascar… (anch’io voglio partire per il Madagascar!), e il secondo… beh ho lavorato per lui per tre mesi.

Non nego che è stato istruttivo, ma ritengo di essere quel tipo di persona che impara qualcosa anche nella saletta d’aspetto del dentista. Non abbiamo lavorato a chissà quanti e quali progetti. Però dopo un viaggio a Roma, ho capito che dovevo risvegliarmi. E che molte cose potevo fare a nome mio e a modo mio.

A Roma in pratica avevo incontrato amici, parenti, e (mi onoro magari a dirlo in certi casi) un collega. Ma di quel tipo serio, come altri ne ho incontrati solo a Bahia o a San Paolo. Quei colleghi dove mi rispecchio alla perfezione per etica e voglia di fare.

Parlando con Toni Gentile, ho capito che quello che dicevo non era follia, che la mia scuola a San Paolo, non mi aveva solo spiegato cosa era un esposimetro o un rebatedor (che in Italia, per i più pignoli e anche saputelli, si dice pannello riflettente)… ma era stata attenta soprattutto a come istaurare un rapporto cordiale e professionale con qualsiasi tipo di cliente, rigorosissima per scadenze e contratti firmati. Alla fine avevo quasi 28 anni e come mi ha suggerito questa voce amica, di un fotografo che stimo moltissimo, con la mia esperienza, a Palermo che ci sto a fare?

Me lo aveva detto anche Luca Panzarella che ci conosciamo da almeno 10 anni. Solo che magari siccome lui non fotografo, magari pensavo non può capire… ma alla fine ero io che non capivo che avevo tutte le potenzialità per affermarmi come fotografa.

Ho tutta la vita d’avanti, senza bisogno di chiedere niente a nessuno. Ho già un nome, e qualcuno che mi stima. Determinazione a non finire. Mi spiace solo per il fotografo per cui ho lavorato la scorsa estate, che non ha recepito le mie parole, accecato dal suo Io e dalla sua guerra contro il mondo. Eppure io il mondo l’ho visto. E le suore dove ho vissuto mi hanno insegnato a perdonare, e a capire che chi ho d’avanti è un essere umano come me. Sinceramente nessuno nasce per fare le scarpe ad un altro… questi sono i tipici pensieri di chi, dalle mie parti viene definito, cruzzune.

E sempre in questo anno ho imparato a gestire il mio portfolio, e le relazioni con gli altri, senza più farmi mettere i piedi in testa.

Tra imprevisti e organizzazione sono riuscita a fare tre set. E molti altri progetti sono in corso.

La mia vita da free lance è appena iniziata.